Molti sono gli artisti che si sono ispirati alla vicenda e alla figura di Giorgio Perlasca. Qui di seguito segnaliamo degli spettacoli che potrebbero essere un completamento all’evento mostra.


Teatro

Il Teatro Laboratorio di Brescia propone “IL MAGNIFICO IMPOSTORE – Giorgio Perlasca”
di e con Alessandra Domeneghini
regia Sergio Mascherpa

“Che cosa avrebbe fatto lei al mio posto?“

E’ questa domanda che Giorgio Perlasca rivolge al suo interlocutore a scatenare in noi molte altre domande…
Sarei capace di attivare tutte le mie facoltà per oppormi ai fatti orribili cui sto assistendo?
Metterei a rischio la mia vita per salvare persone sconosciute?
Saprei attingere a quella parte di me che cerca di combattere l’ingiustizia?
Non è difficile spiegare perchè abbiamo voluto realizzare uno spettacolo sulla sua impresa: perchè si parla di giustizia, di coraggio, di umiltà; perchè si parla di libero pensiero e di coscienza; perchè si parla di capacità di compiere delle scelte a favore del bene; perchè ci si trova di fronte all’eterno dilemma dell’essere o dell’avere.
Lo spettacolo, della durata di un‘ora si presenta in forma di monologo, supportato da immagini e musiche.
L’attrice si cala nei panni di 4 personaggi: il narratore, che ci accompagna nella comprensione dei fatti, la Contessa Eva Lang 2Irene, che lo aiutò nella sua impresa, Madame Tournèe, che lavorò a stretto contatto con lui e Eva Lang, prima testimone affinchè Perlasca fosse proclamato “Giusto tra le nazioni“.
Al termine dello spettacolo è previsto un momento d’incontro per lasciare spazio alle domande e alle riflessioni del pubblico.

Teatro Laboratorio
Tel. 030/302696 -030 390750
info@teatrolaboratoriobrescia.net

 

Giorgio Perlasca

 

 

SpazioMio – Overlord Teatro di Verona presenta IL CORAGGIO DI DIRE NO
di e con Alessandro Albertin, a cura di Michela Ottolini

Davanti a qualcosa di terribile e mostruoso si può reagire, sostanzialmente, in due modi: commentare la cosa o affrontare la cosa. La prima soluzione è quella più comoda. E ci riporta in automatico al tasto mi il coraggio di dire no - la storia di Giorgio Perlascapiace di Facebook. La seconda soluzione richiede coraggio ed eroismo. E umiltà. A commentare siamo capaci tutti. Per affrontare e risolvere un problema serve la volontà di farlo. Alessandro Albertin porta in scena, pur se in forma di monologo, una decina di personaggi che, nel bene e nel male, hanno affiancato Perlasca nella sua straordinaria avventura nella Budapest dell’inverno 1944-45. Un’avventura che è necessario conoscere. In quanto italiani. In quanto uomini.
Alessandro Albertin, diplomato attore nel 1999 presso la Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano. Ha lavorato, tra gli altri, con Gigi Proietti, Alessandro Gassmann, Franco Branciaroli, Damiano Michieletto e Giuseppe Emiliani.Dal 2011 lavora col Teatro Stabile Nazionale del Veneto. È anche autore dei testi di Overlord Teatro.
Michela Ottolini, si diploma attrice alla Scuola d’Arte Drammatica Paolo Grassi di Milano nel 2001. Lavora successivamente con Peter Stein, Gabriele Vacis, Serena Sinigaglia e Damiano Michieletto. È Direttrice Artistica e insegnante presso SpazioMio e regista di Overlord Teatro.

Lo spettacolo ha una durata di 80’, senza intervallo. Oltre che nei teatri, può essere rappresentato in auditorium, aule magne.Indicato anche per le scuole superiori.

Jorge Perlasca (2)

Jorge Perlasca (1)

 

 

 

 

 

 

 

 

SpazioMio – Overlord Teatro
Tel. 373.7575753
www.spaziomioteatro.it
info@spaziomioteatro.it

 


 Musical

spettacoli3aLa Società Corale Mortalisatis nata nel 1971 a

Maserà di Padova

Oratorio per soli, coro e orchestra

“UNICO CORPO”

I giorni di Budapest

Giorgio Perlasca

La musica ha la capacità di fermare il tempo e di poter penetrare a fondo nelle emozioni del cuore.L’oratorio “Unico corpo – I giorni di Budapest” si propone proprio questo: ripercorrere le drammatiche vicende vissute a Budapest da Giorgio Perlasca nei giorni dell’occupazione nazista, come un viaggio nella sua interiorità. Si assiste all’intima evoluzione di un pensiero, alla maturazione coraggiosa di una decisione, sulla quale si gioca tutto di un uomo: la sua vita rischiata senza riserve, nel sentire come “propria vita” anche quella di chi soffre ed è perseguitato, nell’essere come un “unico corpo”, appunto.

Il testo di Gaia Zanini, ispirato al diario personale di Giorgio Perlasca, esprime con poesia e introspezione una vicenda di tanto spessore umano e drammatico, senza tuttavia indugiare in intenti didascalici. L’originale scrittura musicale di Alessandro Kirschner esprime, amplifica, interpreta questo testo andando a formare un’opera moderna di grande impatto emotivo e profonda commozione.


 

Balletto

spettacoli3bAriston Proballet Sanremo

JORGE PER 45 GIORNI

La Compagnia è composta da ballerini diplomati alla scuola del Teatro alla Scala di Milano o da altre prestigiose accademie. I primi ballerini, di fama internazionale, SABRINA RINALDI e MARCELLO ALGERI sono principal nella prestigiosa compagnia americana Connection Ballet U.S.A. La proposta di questo balletto/prosa, anche quando parla di argomenti duri e terribili non viene fatta con rabbia e violenza, al contrario è dolce e tenera perché frutto della spinta e del filtro del motore universale dell’amore.

Il balletto “Jorge per 45 giorni” non rappresenta gli avvenimenti storici e la biografia del personaggio perché argomenti già lungamente trattati e rappresentati, ma prende spunto dalla figura di questo grande eroe italiano, toccando i temi in maniera sintetica per poter più liberamente spaziare in riflessioni di carattere generale, universale, ispirate dall’esempio positivo di JORGE.

 

Recital

scritta

f1Il recital, dedicato alla figura di Giorgio Perlasca, nasce dalla interazione tra parola e musica partendo da connotazioni comuni di un vissuto che può essere ripercorso su più piani: storico, culturale, emotivo, di connotazione geografica e di memoria. Gli scritti del diario di Perlasca, oltre il racconto della vicenda personale, offrono uno spaccato di vita della Budapest di quel periodo segnata dalla tragedia dei rastrellamenti e delle deportazioni. In quei anni il giovane musicista ebreo-ungherese (nato nel 1923) Gyorgy Ligeti studiava al Conservatorio della stessa città impegnandosi a fondo, influenzato all’esperienza di Bèla Bartok, nello studio delle radici etnomusicologiche della propria terra; in un ciclo di undici brevi pezzi pianistici, scritti nel 1951, che chiamò “Musica ricercata”, convoglia il clima e le esperienze di studio di tutti gli anni di formaziof2ne, musicale e non. Alla radice della tecnica compositiva e strutturale di “Musica ricercata” (che è la base portante della parte musicale del recital) c’è un’idea che accumula i suoni progressivamente allo scorrere dei pezzi; il primo costruito con due soli suoni, il secondo (uno dei tanti lavori di Ligeti usati da Kubrik per i suoi film) con tre suoni e così via fino ad arrivare ai dodici suoni della scala temperata con una fuga che è un omaggio a Frescobaldi, massimo esponente del Ricercare per organo. Nell’elaborazione del proprio mondo poetico, con la conseguente critica al mondo, Ligeti approda all”‘antimondo”, alla trascendenza, o, ancora, alla “fuga verso le stelle” alla ricerca della” musica delle sfere”, che resta eterna, immutabile. Immutabile come l’esperienza dei superstiti dei lager. Primo Levi ha spesso affermato di non considerarsi un testimone perché superstite. “I sopravvissuti sono una minoranza anomala oltre che esigua, quelli che per loro prevaricazione, abilità o fortuna, non hanno toccato il fondo: i salvati, insomma. Chi, il fondo, lo ha toccato davvero, i testimoni integrali, la cui deposizione avrebbe avuto significato generale, sono scomparsi: i sommersi, appunto. La regola è quella dei sommersi, quella dei salvati l’eccezione”. Eccezione che Levi ha vissuto come peso esistenziale; si è suicidato a Torino nel 1987.
Proprio per rendere ancora piu’ significativo l’atto d’amore compiuto da Giorgio Perlasca, è stato fatto un lavoro di fusione tra le pagine del suo diario e brani tratti dalle testimonianze di Primo Levi magistralmente raccolte nel suo primo libro “Se questo è un uomo”.
Il recital si conclude con due poesie scritte da due bambini prigionieri del campo di sterminio di Teresin.

foto pp

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