Matteo Mastragostino e Armando Miron Polacco, Giorgio Perlasca, Editore Becco Giallo

 

 

“Sotto l’oscuro potere di un governo filo-nazista, in una città messa a ferro e fuoco dalla battaglia tra russi e tedeschi, un semplice commerciante di carni fece la cosa giusta e si trasformò in eroe. Ecco la sua storia”.
Matteo Mastragostino, dopo le pagine scritte da Franco Perlasca, figlio di Giorgio, apre questo racconto a fumetti sulla vicenda del Giusto. Vicenda che si apre con il ritorno di Perlasca in Italia e il racconto del suo stesso salvataggio: prima di iniziare la storia che lo vedrà fingersi funzionario di legazione spagnolo per salvare dalle persecuzioni centinaia di ebrei a Budapest, infatti, Perlasca riuscì a fuggire dai nazisti grazie all’avvertimento di un professore. Da qui, l’incontro con il Console spagnolo Sanz Briz, l’avvocato Farkas e i perseguitati di fronte alla legazione spagnola: “uomini, donne, vecchi, bambini dai volti pallidi e smunti, gli abiti consumati e lo sguardo, quello sguardo vuoto di chi è consapevole di non aver più un futuro”.
E ancora: Raoul Wallenberg, Adolf Eichmann, il salvataggio di migliaia di ebrei ungheresi, l’arrivo dei soldati sovietici, il ritorno in Italia, la riscoperta della sua storia e il titolo di Giusto tra le Nazioni. Le tavole di Armando Miron Polacco e i testi di Matteo Mastragostino ci accompagnano attraverso la vita di uno dei Giusti più noti e amati. A parlare non sono solo i personaggi del libro, ma i tratti del volto di un Perlasca sincero e consapevole, dalla risposta pronta, deciso ad aiutare i più deboli anche di fronte alle minacce più esplicite. Un libro per giovani e non solo, per riflettere sulle gesta di un uomo, ma anche sulla gratitudine che, a lui come ai tanti Giusti dell’umanità, tutti noi dobbiamo.
Dare un nome a un Giusto, ricordare la sua vicenda umana, significa toglierlo dall’anonimato e creare attorno a lui un sentimento di emulazione. Tutti noi abbiamo la responsabilità di queste storie, della loro narrazione, per ringraziarli per il loro coraggio e riconoscere il loro valore morale; i Giusti diventano così persone vive, vicine, con una normalità che li rende quasi nostri “amici”. Perché essere un Giusti, come Perlasca, non significa essere un eroe. “Al massimo, un sopravvissuto”.

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